Revista Internacional de Contratos Públicos
RICP

Presentazione Della Rivista La Lobalizzazione, Il Diritto e Il Bisogno Di Conoscersi

Presentazione Della Rivista 2013 nº 1

Nº 01 – Fevereiro de 2013

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PRESENTAZIONE DELLA RIVISTA LA GLOBALIZZAZIONE, IL DIRITTO E IL BISOGNO DI CONOSCERSI

Simone Torricelli

Professore di Diritto amministrativo - Università degli studi di Firenze. Visiting researcher presso l'Istituto Universitario Europeo, la New York University, la Universitat de Barcelona, l’Université Paris 1. Membro del comitato direttivo di una rete internazionale di ricerca sui contratti pubblici, promossa dall’Università ScPo, Parigi.

Nel 1864, uno studioso italiano, Giovanni De Gioannis Gianquinto, dedicava la propria prolusione accademica al “Diritto Amministrativo d’Italia informato al carattere nazionale e necessità di emanciparne la sposizione teorica dalle influenze prevalenti dei metodi stranieri”1. Il tentativo è risultato in certa misura velleitario. Il diritto amministrativo italiano ha potuto svilupparsi anche sull’esperienza di modelli già consolidati, cui ha infatti ampiamente attinto. E nondimeno la vicenda è comunque esemplare.

Invero, l’esigenza di ricostruire in chiave particolare il diritto si lega alla necessità parallela di sostenere, con autonome costruzioni giuridiche, il processo di formazione statale. La elaborazione di un diritto proprio ha seguito di pari passo il consolidamento dello Stato, che grazie alle strutture portanti rappresentate da principi e regole che hanno ordinato la vita politica e sociale, ha potuto assumere una compiuta fisionomia. In un rapporto biunivoco, lo Stato ha protetto il proprio diritto, facendosi carico di garantirne l’applicazione, cosicché, difendendo il proprio diritto, ha difeso se stesso. Stato e diritto sono apparsi, sino a tempi recenti, i termini necessari di una relazione imprescindibile.

Nell’intrecciarsi, sovrapporsi, succedersi di cicli e fasi, l’attuale contingenza viene da molti indicata come caratterizzata dal processo inverso, che ha condotto, in una misura variamente apprezzata, alla relativizzazione del concetto di Stato e della istituzione che tale concetto rappresenta. Il dato è da tempo noto. Lo Stato ha una necessaria dimensione spaziale; i fenomeni economici e sociali spesso o non l’hanno o hanno una dimensione che non è contenibile entro confini territoriali così limitati. In un sistema in cui lo spazio è una grandezza irrilevante o relativamente gestibile, ciò che abbisogna di essere governato supera i limiti propri degli strumenti statali di governo: la dimensione statale non è più, sempre, la dimensione giuridica appropriata a svolgere efficacemente una funzione regolatoria. Se lo Stato perde di centralità, non può perdere invece centralità il diritto, perché non si perde il carattere imprescindibile dell’esigenza di armonizzare, accettabilmente, interessi potenzialmente configgenti, dando anche il necessario rilievo alle istanze più deboli, altrimenti irrimediabilmente destinate a soccombere.

Certo, il diritto, per come tradizionalmente si forma e per dove tradizionalmente dimora, non è più, da tempo, in grado di gestire certi fenomeni: lo Stato non è in grado di fabbricare un diritto efficace, o comunque di proteggere il proprio diritto rispetto ad una circolazione globale dei fenomeni, che non si radicano territorialmente o che agevolmente sfuggono ai suoi ambiti territoriali.

Garantire la permanenza di un diritto non solo e sempre legato allo Stato è una sfida che si gioca su molti piani: sul piano delle istituzioni, dei processi formativi, dei metodi di enforcement, per esempio. Non meno si gioca però sul il piano sul piano della idee e su quello presupposto delle conoscenze: anzi, se qualcosa fa da sfondo e da trait d’union alle diverse prospettive, è proprio il fatto di generare un bisogno di conoscere.

Tra le direttrici del cambiamento, la comprensione dell’altro è dunque una condizione ineludibile. Il diritto di una comunità globale è un diritto comprensivo, includente, capace di sintetizzare istanze plurime e differenti.

Le implicazioni, per un giurista, appaiono enormi. Si amplia lo spettro minimo delle prospettive di indagini, al di là delle diversità di culture, sensibilità, lingue, e a prescindere da confini formali. Non esiste più, invero, un ‘diritto degli altri’: lo studio del diritto non è più il vezzo del giurista che guarnisce i propri studi di un tocco di esotismo, ma risponde alla esigenza impellente di trovare gli strumenti giuridici in grado di soddisfare esigenze proprie.

E’ sulla base della consapevolezza di tutto ciò che, sull’iniziativa della Chaire Mutations de l’Action Publique et du Droit Public un certo numero di studiosi, di provenienze molte diverse, ha scelto di riunirsi e creare una rete di ricerca e confronto. L’ambito scelto, i contratti pubblici, costituisce un ambito al tempo sintomatico e rappresentativo del fenomeno della complessità crescente dello studio del diritto in un contesto in cui i limiti si perdono. Nella prima fase, i risultati delle ricerche sono confluiti in alcune opere collettanee, che, grazie all’impegno dei curatori, danno bene il senso del lavoro svolto.

La rivista rappresenta un ulteriore messa a punto degli strumenti di confronto e risponde al tentativo di favorire ed allargare ulteriormente i temi oggetto di dibattito, rendendone al contempo più facilmente accessibili i risultati. Ampliare gli attori, ampliare la platea, contribuendo a dare alla riflessione una dimensione adeguata alla dimensione dei fenomeni oggetto di studio. Questo l’obiettivo.

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Notas

  1. G. De Giannis Gianquinto, Prolusione Accademica, Pavia, Tip. In ditta Eredi Bizzoni, 1864. ↩